MARKETING, NEUROMARKETING ED ESORCISMI VARI

Senza Marketing, PMI italiane “disarmate” sui mercati.

Penso sia un dato di fatto che le piccole e medie aziende italiane hanno importanti carenze per quanto riguarda quella che, forse, è una delle funzioni sempre più importanti in qualsiasi tipo di organizzazione: il marketing. Svolgo la mia consulenza per un’azienda che fattura oltre 50 milioni di euro l’anno, di cui larga parte all’estero, e al suo interno non esiste un ufficio marketing. Questo non significa che l’azienda non svolge attività di marketing. Sarebbe impossibile. Ma queste attività che, di fatto, sono orfane di ufficio, perdono gran parte della loro efficacia e della loro utilità, perché non essendo istituzionalizzate e sistematizzate, vengono effettuate in maniera casuale, saltuaria, senza nessuna forma di pianificazione, determinazione di obiettivi e controllo dei risultati.

Facciamo un esempio: il personale commerciale di questa azienda spesso fa visita ai clienti che hanno acquistato dei loro prodotti. I clienti, in base al loro uso pratico del prodotto, esprimono osservazioni relativamente alle funzionalità, dando dei consigli che, a volte, sono stati utili per realizzare dei miglioramenti e delle evoluzioni del prodotto, molto apprezzate dal mercato perché nascevano proprio dalle esigenze di utilizzatori finali. Bene, tutto questo è marketing e, in particolare, si tratta di quelle attività che fanno riferimento alle funzioni di Customer Satisfaction Management e Product Management. Ma, non essendoci un ufficio con le relative responsabilità, queste attività vengono svolte senza nessuna forma di organizzazione e di documentazione. Nessuno si occupa di pianificare delle visite finalizzate alla raccolta di feedback; nessuno si occupa di preparare un elenco di punti, concordati con il reparto di progettazione, utili da discutere con i clienti; nessuno si occupa di registrare (su qualche tipo di documento) le osservazioni raccolte; nessuno, soprattutto, può effettuare una lettura di queste informazioni. Tutto avviene “per aria”, a livello di quattro chiacchiere davanti a un caffè quando un referente commerciale si reca a far visita al cliente. E se, quando torna in azienda, il referente ha tempo e si ricorda alcune osservazioni particolari, forse ne parla con qualche progettista che casualmente incontra tra gli uffici. Immaginate, dunque, quante possibilità di migliorare il prodotto, e la soddisfazione dei clienti, si perdono in questo modo?!? Quante possibilità di acquisire importanti vantaggi competitivi sui concorrenti sono buttate al vento tra un caffè e l’altro?!?

caffè

Allo stesso modo, accade per tante altre attività di marketing che, se sistematizzate con uffici e responsabili, potrebbero far fare alle PMI italiane importanti passi avanti. Questo stato di fatto, inoltre, espone le aziende ad alti rischi di mercato nel momento in cui i loro prodotti, seppur qualitativamente superiori, vengono messi in ombra da quelli di concorrenti esteri molto più organizzati nell’ottenere i vantaggi di un marketing ben curato. Questa situazione, in larga parte, è dovuta alla scarsa conoscenza che piccoli e medi imprenditori italiani hanno del marketing, confondendolo, spesso, con la comunicazione, con le tecniche di vendita, con gli effetti speciali, con incantesimi ed esorcismi vari! E le associazioni di categoria, soprattutto a livello locale, fanno ben poco per verificare i livelli di cultura aziendale, i fabbisogni e, quindi, per intervenire con specifiche iniziative formative. Il marketing è una disciplina con una letteratura e degli autori che, per prestigio e titoli, si pongono al di sopra di tutte le altre discipline aziendali. Al centro c’è lo studio di quelle attività che possono permettere, in maniera redditizia, di migliorare la soddisfazione dei clienti, perché è a tale soddisfazione che l’azienda deve la sua sopravvivenza, il suo successo e la sua proiezione nel futuro. E se vediamo il modello delle 4P (le cosiddette leve del marketing o Marketing Mix) elaborato da Jerome Mc Carthy, vedremo che in esso c’è tutta l’azienda, perché migliorare la soddisfazione dei clienti non può che essere un’attività che coinvolge tutta l’azienda:

  • Prodotto (cosa chiede il cliente al prodotto? Quali caratteristiche ha il prodotto per soddisfare la richiesta? Cosa lo differenzia dalla concorrenza? ecc.)
  • Prezzo (qual è il valore del prodotto per l’acquirente? Il cliente è sensibile al prezzo? Come sarà valutato il tuo prezzo rispetto alla concorrenza? ecc.)
  • Punto vendita (dove cercano il prodotto i potenziali acquirenti? Come puoi avere accesso ai giusti canali di distribuzione? Cosa fanno i tuoi concorrenti, come puoi differenziare? ecc.)
  • Promozione (dove, come e quando puoi promuovere i tuoi prodotti? Quali canali privilegiare? Come gestiscono la comunicazione i concorrenti? ecc.)

Il valore del modello elaborato dallo studioso (nato nel 1928) è verificabile nel momento in cui ci rendiamo conto che, nonostante sia stato redatto diversi decenni fa, seppur con delle integrazioni concettuali, mantiene intatta tutta la sua attualità. Ad esempio, oggi, nell’ambito della P del “Punto vendita” possiamo integrare tutti riferimenti relativi ai siti Internet, agli E-commerce, ai Social Media ecc., che possono essere considerati dei punti vendita e dei canali di distribuzione virtuali. Una disciplina, quella del marketing, che, dunque, partendo da precise basi didattiche, è in continua evoluzione attraverso delle dinamiche interdisciplinari, perché coinvolgono, in maniera trasversale, diverse discipline: psicologia, sociologia, statistica, economia ecc. Da alcuni anni si è arrivati a parlare addirittura di neuromarketing, con riferimento a quel campo di studi aperto dall’integrazione del marketing con le neuroscienze.

Neuromarketing: pillola rossa o pillola blu?

Marketing e Neuromarketing

Un ambito affascinante, che può determinare importanti risultati per il successo di prodotti e servizi. Ma, anche qui, occorre fare un pò di chiarezza. L’obiettivo del neuromarketing non è quello di studiare la mente del consumatore al fine di arrivare a poter premere il magico pulsante “acquista”. L’obiettivo è quello di studiare il consumatore per migliorare le capacità di prodotti e servizi di soddisfare i suoi bisogni. E per fare questo, occorre indagare i suoi sistemi di percezione, i suoi processi cognitivi, il ruolo delle emozioni, l’interpretazione delle informazioni, il peso della razionalità e così via. Se, infatti, nel progettare un prodotto o un servizio, siamo ancora all’oscuro di tali indicazioni, rischiamo di effettuare delle scelte (sul design, sui colori, sulla comunicazione) che, in quanto “disturbano” l’individuo (a volte, anche a livello inconscio, quindi, all’insaputa dell’individuo stesso), possono vanificare tutti i risultati raggiunti a livello delle funzionalità del prodotto e della sua capacità di soddisfare i bisogni.

“L’obiettivo che oggi il marketing si pone è quello di indagare, non più solo sul comportamento del consumatore, ma sulla sua mente, sulla sua soggettività, sui suoi desideri, sulle sue emozioni e percezioni, in rapporto a un prodotto o a una comunicazione, al fine di capire meglio i suoi bisogni e soddisfarli.”

(Marketing Emozionale e neuroscienze – F. Gallucci, Egea)

 

“È, in sostanza, la possibilità, per la ricerca orientata al marketing, di definire una sorta di vera e propria “grammatica” della parte destra del cervello mano, quella cioè dove risiedono gli stati affettivi e le pulsioni fondamentali sia nella vita sentimentale che in quella di “consumatori”.

“Andare a cercare e indagare in questa parte rimasta ignota per così tanto tempo a chi si occupa di mercato e delle strategie connesse, è un passo avanti che apre orizzonti finora sconosciuti, ottenendo un doppio risultato: la soddisfazione delle strutture produttive che vedono ampliare i propri volumi in termini di vendita e di fatturato e, al contempo, offrire al consumatore una comunicazione pubblicitaria gradita, non “inquinante” e fuori dagli schemi stereotipati che vedevano la pubblicità stessa, per molti versi, come qualcosa di impositivo.”

(Emotional assets – G. Abbate, U. Ferrero, Casa Editrice Finedit Italia)

 

È chiaro che, come per altri studi scientifici, anche in questi ambiti ci possono essere applicazioni rivolte in diverse direzioni, incluse alcune con evidenti risvolti etici e guidate dalla volontà di influenzare i comportamenti dei consumatori. Ma il po­ten­zia­le uso non etico di metodi e strumenti è un ri­schio con­cre­to: c’è sempre stato e sempre ci sarà. Usando le parole del Prof. Francesco Gallucci, possiamo solo considerare che:

Le ras­si­cu­ra­zio­ni alle in­quie­tu­di­ni ge­ne­ra­te da que­ste sco­per­te fon­da­men­ta­li pos­so­no venire solo dalla loro di­vul­ga­zio­ne al gran­de pub­bli­co e dal di­bat­ti­to aper­to a tutte le com­po­nen­ti della so­cie­tà.

 

Riferimenti bibliografici:

– Marketing Emozionale e neuroscienze – F. Gallucci, Egea

– Emotional assets – G. Abbate, U. Ferrero, Casa Editrice Finedit Italia

 

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IL CONTENT MARKETING E LA BIANCHERIA INTIMA

Il segreto di un “contenuto” sta nel titolo.

È possibile imparare a formulare dei titoli efficaci? Scrivere un post che stimoli interazioni? Pubblicare annunci Adword che attraggono potenziali clienti? È possibile far riferimento a delle semplici linee guida? Si, certo, e in questo articolo vedremo delle indicazioni utili per chi intende migliorare queste importanti abilità. Importanti perché il risultato di pubblico che un contenuto andrà ad ottenere, che sia un articolo, una news del sito, una newsletter, una email, ma anche un video, un’immagine, un’infografica, si decide in quelle poche parole iniziali.

Insomma, un titolo deve colpire, attrarre l’attenzione; deve far “intravedere” il contenuto ma, allo stesso tempo, lasciare delle tracce di mistero; deve affascinare e far venire l’acquolina in bocca; deve promettere ma mai tradire.

Esatto! Proprio come un completino di biancheria intima. E come questo, soprattutto, deve spingere a spogliare, scoprire, leggere, cliccare.

Per questo è fondamentale dedicare tempo ed energie alla formulazione di titoli efficaci, perché sono proprio i titoli ad avere il compito di condurre alla fruizione del contenuto completo il numero maggiore possibile di appartenenti al target di riferimento. Accontentarsi di un titolo approssimativo, dunque, può vanificare tutto il ben fatto.

Ma alziamo l’asticella, e cerchiamo di ampliare la portata dell’utilità di queste indicazioni.

Il buon post si vede dal mattino

Ciò che usualmente viene definito “titolo”, in realtà, è associabile ad altri importanti format testuali, che si sono diffusi con le principali forme di comunicazione digitale, e che svolgono ugualmente il ruolo di anticipare un contenuto. Possiamo ricondurre la pratica di formulare dei titoli, ad esempio, anche alla scrittura di:

  • post di socialnetwork (soprattutto quelli con cui si condividono particolari contenuti);
  • annunci testuali di AdWords;
  • oggetti delle email.

L’importanza di questi format emerge soprattutto perché, spesso, sono elementi di riferimento di campagne e iniziative di marketing e comunicazione, in cui il risultato di “engage” del target si lega alla proposta di contenuti vari: analisi, articoli, informazioni, consigli, attraverso post sponsorizzati, campagne Google pay per click, campagne DEM (Direct Email Marketing) e varie forme di content marketing (sezione news del sito, blog, newsletter ecc.). Tutta una serie di attività per le quali, di solito, vengono dedicati dei budget finanziari e l’impegno di risorse umane. Commettere errori, perciò, significherebbe sprecare tempo e denaro.

In tutti questi ambiti abbiamo sempre, o quasi, una componente testuale iniziale che viene posta all’attenzione e che, con poche parole, deve cercare di “traghettare” il lettore verso la fruizione integrale del content.

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Le probabilità di raggiungere il risultato sperato aumentano se, nel formulare il titolo, si dedica attenzione a determinati aspetti che spaziano dalla semantica, alla sintassi, alla creatività e all’ergonomia cognitiva.

Prima di procedere, però, facciamo una breve premessa.

Nella ricerca di un tiolo efficace occorre non perdere mai di vista due aspetti molto importanti:

1) il target, ovvero il profilo, o i profili, con determinate caratteristiche comuni, ai quali si intende rivolgersi e per i quali è stata modulata l’elaborazione del contenuto; ma prima di quest’ultimo, è proprio il titolo a dover “parlare” e farsi capire dal pubblico scelto.

Il vescovo Berkeley (che, vi rammento, è stato un profeta della grandezza degli Stati Uniti) ha detto che il sapore della mela non si trova nella mela – che non può gustare se stessa – né nella bocca di colui che la mangia. Ci vuole un contatto fra l’una e l’altra.

(Jorge Luis Borges in L’invenzione della poesia – Oscar Mondadori)

 

2) non creare mai delle attese che, poi, il contenuto non è in grado di soddisfare. Tradire la fiducia di un lettore attraverso un titolo che, rispetto agli argomenti esposti, si rivela menzognero è molto pericoloso e si ritorce sempre contro. Dio perdona, il pubblico forse, il target no.

Bene, ora andiamo al sodo.

 

 

In poche parole

Innanzitutto, prendiamo in considerazione quella che dovrebbe essere la lunghezza di un titolo e la prima raccomandazione è di sintetizzare sempre e comunque. In particolare, le esperienze che si sono succedute nei mestieri del copywriting, almeno fino ad oggi, indicano delle “misure” abbastanza precise e collaudate: l’ideale è un titolo con al massimo circa 5/6 parole e 50 battute (spazi inclusi). Questa raccomandazione si basa sull’esigenza di permettere al lettore di recepire, in maniera rapida e semplice, l’essenza di un contenuto e, quindi, la sua significatività da un punto di vista qualitativo.

Ma non solo.

La necessità di formulare titoli con precisi caratteri di brevità fa riferimento anche a delle esigenze connesse con i processi di percezione visiva e di visione attentiva.

In contesti di sovraffollamento comunicativo, la “misura”, o anche una grossolana stima, del numero di parole che costituiscono un titolo, a prescindere dal loro significato, consente al sistema cognitivo del lettore di acquisire innanzitutto un’importante informazione: quella di poter valutare la significatività del contenuto in maniera rapidissima, immediata e, soprattutto, con poco sforzo. Questa è una valutazione che il nostro sistema cognitivo svolge, spesso, a livello inconscio.

Pensiamo, ad esempio, a una pagina di un quotidiano, a un sito di news online, al sommario di una rivista specializzata ecc.

content marketing

 

Mentre l’attenzione conscia è dedicata a determinati punti, magari proprio alla lettura di altri titoli, la nostra mente, attraverso la visione periferica (con la coda dell’occhio, per intenderci), “pesa” gli altri oggetti (titoli) in prossimità, per decidere verso quali direzionare, successivamente, il nuovo focus attentivo.

Si tratta di quelle valutazioni anticipatorie che hanno il compito di decidere le direzioni dei cosiddetti movimenti saccadici, ovvero quei movimenti oculari con cui, quando abbiamo necessità di acquisire informazioni dall’ambiente esterno, spostiamo la nostra attenzione visiva da un punto all’altro con scatti e movimenti rapidi.

Già Steve Krug (2014) aveva rilevato che “We don’t read pages. We scan them.”. Ma gli studi condotti negli ambiti dell’ergonomia cognitiva, in particolare nei processi di interazione con dei display, ci consentirebbero anche di approfondire ulteriormente questo concetto, affermando:

First of all, we don’t scan what, but how much…”.

Ovvero, la fase iniziale di questa scannerizzazione è quasi un riflesso istintivo, che non è finalizzato all’interpretazione semantica e, quindi, del significato delle parole; bensì, innanzitutto, ad una valutazione quantitativa della loro lunghezza e, perciò, dell’impegno che richiederebbe la successiva lettura.

Questo “riflesso”, di fronte a più titoli presenti nel nostro orizzonte visivo, potrebbe decidere di guidare via via l’attenzione verso i titoli più brevi e, quindi, più “economici” da un punto di vista cognitivo. Il nostro sistema mentale, infatti, è naturalmente orientato a risparmiare risorse e, perciò, andrà a guidare l’attenzione, innanzitutto, verso quei titoli che consentono un impegno minore.

Riuscire ad attrarre questo focus attentivo può essere determinante per emergere dal caos e, quindi, “catturare” il lettore, soprattutto in particolari situazioni mediatiche, come:

  • in contesti competitivi, con la concorrenza di altre “sirene” che cercano di catturare i moderni cyber Ulisse;
  • in ambiti in cui le impostazioni grafiche che possono influenzare la gerarchia visiva e la percezione attentiva (contrasti cromatici, gerarchie spaziali, layout e griglie, grandezza dei font ecc.), sono predefinite, o comunque, stabilite da altri soggetti (ad esempio gli editori).

 

La semplicità ha il dono della sintesi emozionale,

il privilegio di raccontare universi esistenziali in qualche parola,

a volte nessuna.

(Michelangelo da Pisa)

 

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Stuzzicare ma non saziare

È chiaro che, con il titolo, occorre dare un’idea dell’oggetto del contenuto; o meglio, mettere in evidenza quegli aspetti (informazioni, tematiche, consigli ecc.) che rendono particolarmente interessante il contenuto agli occhi del lettore al quale è destinato. Questo, forse, è l’esercizio più importante e più difficile perché l’obiettivo è quello di stuzzicare, dare un assaggio del piatto. Un assaggio gustoso. Ma, comunque, solo un assaggio.

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Questo dosaggio, perciò, deve essere condotto cercando il giusto equilibrio con l’esigenza di non scoprire subito “tutte le carte”, perché l’obiettivo principale, comunque, è sempre quello di condurre il lettore alla visualizzazione del contenuto completo.

 

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Alchimie di creatività

Una marcia in più ad un titolo può derivare dalla creatività che riesce a sprigionare. Un risultato che può essere raggiunto attraverso un impiego diverso, “non convenzionale”, delle parole (in particolare delle “parole chiave”) che riteniamo possano generare interesse per il nostro contenuto.

Si tratta di riuscire a trovare i possibili incastri tra le keyword di riferimento e le terminologie e le forme espressive maggiormente diffuse e, perciò, in grado di rendere l’alchimia creativa apprezzabile in maniera, più o meno, chiara e lampante.

A questo scopo può essere particolarmente utile giocare con le parole prendendo in considerazione il loro significato e le possibili, diverse, interpretazioni. Partire, cioè, dal loro significato letterale (nella lingua di appartenenza) per cercare eventuali impieghi alternativi resi possibili dal linguaggio parlato, popolare, tecnico del settore di riferimento.

Particolarmente utile può rivelarsi la considerazione dell’omofonia di parole che si scrivono in maniera identica o simile ma hanno un significato diverso. Questa pratica rientra, soprattutto in ambito giornalistico, in quegli esercizi di stile che vengono definiti “calembour“.

Provate a svelare i riferimenti a cui “strizzano l’occhio” i titoli che seguono:

L’eccezione conferma la tegola

Nessuna nuora, buona nuora

Chi si informa è perduto

Il Grande Fardello

Plaid Runner

Via col lento

Il Signore degli Agnelli

Mafia tempora currunt

Se questo è un uovo

La guerra dei ponti

Viaggio al centro della serra

La Tigre e il Pavone

 

Come si può notare, i risultati più efficaci si ottengono, spesso, trovando degli incastri con i titoli di opere famose (libri, film, programmi televisivi ecc.), con modi di dire, con proverbi, con aforismi e così via.

In questi casi, infatti, si vanno a sfruttare dei riferimenti molto diffusi e conosciuti (sia a livello di cultura generale, sia a livello di cultura specifica di un determinato settore) che permettono di rendere evidente, e quindi apprezzabile in maniera immediata, l’”artificio” linguistico.

Altrettanto efficace può rivelarsi stuzzicare la curiosità del lettore attraverso un utilizzo originale di figure retoriche come, ad esempio:

a) le similitudini, proponendo un confronto “non convenzionale”, ovvero tra due elementi che apparentemente non sembrano avere niente in comune, suggerendo, in questo modo, che l’oggetto del contenuto andrà a svelare quali sono le caratteristiche comuni. Ad esempio:

Pelè gioca da Dio

Usare la penna come una spada

Lewis: veloce come il vento

Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie (Giuseppe Ungaretti in Soldati)

 

b) le metafore, considerate anche come similitudini abbreviate. Queste figure si hanno quando ad una espressione o ad una parola ne vengono sostituite altre che consentono di esprimere un concetto e un senso particolari. Ad esempio:

capelli d’oro

il tramonto della vita

mani di pastafrolla

la pecora nera

sono piovute proteste

avere il cuore in gola

 

c) gli ossimori, quando dei termini antitetici vengono uniti in maniera paradossale, per creare una particolare enfasi proprio attraverso l’evidente contrasto:

una fredda estate

un silenzio che dice molto

ghiaccio bollente

un equilibrio instabile

l’amore è eterno finchè dura

 

content marketing

 

Titolo, occhiello, sommario e catenaccio

In molti ambiti, inoltre, ci possono essere degli alleati che, per vocazione, sono proprio disposti a soccorrere il titolo. Parliamo innanzitutto del sottotitolo, spesso presente, e che deve essere sempre pronto a fare da “spalla” al suo fratello maggiore. Nelle diverse aree editoriali, comunque, se ne possono avere anche altre forme, ciascuna delle quali ha una funzione precisa.

L’occhiello introduce il titolo, magari chiarendone l’ambito e l’area tematica; Il sommario è una sintesi, in poche righe, del contenuto; il catenaccio, quando c’è, è una sorta di secondo titolo.

Per tutti vale il requisito della semplicità, della scorrevolezza e del ritmo. In particolare, occorre evitare periodi complessi, abusi di aggettivi, cercando, soprattutto, di non ripetere mai gli stessi termini.

Insomma, parole ed espressioni devono essere considerate come materie prime e semilavorati da smontare e rimontare, assemblare, collegare, incastrare, al fine di elaborare una formula efficace per suscitare interesse, curiosità e fascino.

A questo punto è utile riassumere le principali indicazioni:

a) il target al centro;

b) vietato tradire;

c) attenzione alle dimensioni;

d) stuzzicare ma non saziare;

e) spiazzare con creatività.

Come tutte le buone ricette, il dosaggio di ogni ingrediente deve essere deciso in base al sapore che il piatto finale deve avere.

Spieghiamoci meglio.

Ognuno dei principali format che abbiamo associato ai titoli (post condivisi, annunci testuali Google AdWords, oggetti delle email) ha delle caratteristiche, dei target e degli obiettivi specifici che possono richiedere un dosaggio diverso dell’attenzione da dedicare a ogni indicazione suggerita.

Rispetto a ciascun format possiamo far riferimento a delle accortezze di carattere generale e che, comunque, andrebbero approfondite e sviscerate ex-novo per ogni singolo progetto.

 

Gli annunci testuali di Google AdWords 

Molta attenzione deve essere dedicata ai punti a) e b). Per quanto riguarda il punto d), si tratta di esprimere al meglio le caratteristiche, i benefit e la Call To Action per la proposta di beni e servizi che si intendono promuovere. Mentre il requisito del punto c), in pratica, è obbligato, perché ogni elemento dell’annuncio non può superare un determinato numero di caratteri.

google adwordsInfine, il punto e) potrebbe risultare addirittura controproducente. Marshall & Todd (2012, p. 58) arrivano anche a delle affermazioni alquanto drastiche, condivisibili e non:

Tuttavia un bello stile di scrittura è un netto svantaggio, così come lo è uno stile letterario. Queste caratteristiche distraggono l’attenzione dal soggetto… Gli oratori più fini raramente sono buoni venditori… I venditori di successo raramente sono buoni oratori… sono uomini schietti e sinceri che conoscono bene i loro clienti… La stessa cosa è valida per la scrittura degli annunci.”

L’oggetto delle email

Molto importanti sono i requisiti a), b) e c). Il requisito e) è da dosare in base al punto a) e al tipo di email (comunicazione interna o esterna). Ma il punto più importante è sicuramente d) perché l’obiettivo primario dell’email è quello di essere “aperta” e, quindi, diventa determinante stimolare l’azione del click, sia che si tratta di comunicazione interna aziendale sia che si tratti di iniziative di marketing (campagne DEM). Un obiettivo che può essere agevolato mettendo in risalto nell’oggetto anche uno soltanto degli elementi specifici alla base del contenuto.

Facciamo alcuni esempi:

 

Tutti gli eventi dell’Estate in città

Estate in città con Ligabue e Jovanotti

 

Tutti i dati della pubblicità 2015

Pubblicità 2015: Internet supera la stampa

 

La classifica delle auto più vendute nel 2015

Vendite auto 2015: la BMW è solo terza

 

Cena aziendale venerdì 10

Cena aziendale: manca solo il tuo si

 

I post sponsorizzati di Facebook

Nonostante il numero dei caratteri vincolato, è sempre bene considerare il requisito c), soprattutto in base all’obiettivo specifico della campagna.

facebook marketing

 

Il dosaggio dei requisiti d) ed e) deve essere deciso in tutto e per tutto in base alle indicazioni di a). Per quanto riguarda il punto b), che dire: stampate un post-it e attaccatelo sul display del pc.

Bene, non resta che fare pratica. Già, perché per imparare a scrivere dei titoli efficaci non esiste metodo migliore che osservare e allenarsi.

Osservare, per riconoscere un buon titolo (o uno cattivo), analizzandone i punti di forza (o di debolezza). La parola d’ordine, quindi, non può che essere: leggere, leggere, leggere.

Allenarsi, perché ogni abilità può essere sviluppata e migliorata soltanto con la pratica.

Un esercizio utile e anche divertente può essere questo: prendere un contenuto che ha suscitato un certo interesse; analizzarlo; cancellare il titolo originale e riscriverlo finchè il risultato soddisfa.

In conclusione, mi piace sottolineare che queste indicazioni non pretendono di essere delle regole esaustive, ne tantomeno degli insegnamenti. Tant’altro ci sarebbe da dire, ad esempio sull’utilizzo della punteggiatura e sul supporto delle immagini. Ma, soprattutto, tutti coloro che si sono appassionati, per lavoro o divertimento, alla scrittura, e a tutto ciò che le ruota attorno, sanno benissimo che ciò che si è appreso è ben poca roba rispetto a ciò che resta da imparare. Perciò, i contenuti di questo approfondimento intendono essere perlopiù dei punti di vista, frutto dell’esperienza, che, spero, si possano rivelare utili per ampliare analisi e fornire spunti di riflessione.

Vedo me stes­so es­sen­zial­men­te come un let­to­re. Mi è ac­ca­du­to di av­ven­tu­rar­mi a scri­ve­re, ma ri­ten­go che quel­lo che ho letto sia molto più im­por­tan­te di quel­lo che ho scrit­to. Si legge quel­lo che piace leg­ge­re, ma non si scri­ve quel­lo che si vor­reb­be scri­ve­re, bensì quel­lo che si è ca­pa­ci di scri­ve­re.” (Jorge Luis Borges)

 

Compiti per casa

Supponiamo di avere diverse tipologie di contenuto per le quali occorre formulare dei titoli efficaci. Quali sarebbero le vostre proposte? Alla fine dell’articolo ci saranno le nostre.

Esercizio 1

Format: articolo per portale di settore

Target: dirigenti d’azienda

Oggetto: l’articolo analizza l’importanza dei processi di pianificazione e di formulazione delle strategie aziendali, mettendo in risalto i principali rischi di una loro omissione.

Sottotitolo: “Pianificazione e strategia d’impresa: mai navigare a vista!”.

Titolo?

 

Esercizio 2

Format: post di socialnetwork per gallery fotografica

Target: amanti della fotografia

Oggetto: la gallery raccoglie le foto scattate all’alba nelle località più suggestive del pianeta.

Post?

 

Esercizio 3

Format: articolo per portale di notizie sportive online

Target: lettori del quotidiano

Oggetto: l’articolo parla del calciatore brasiliano Dodò, José Rodolfo Pires Ribeiro, neo acquisto dell’Inter. Nonostante l’assenza di infortuni, l’apporto del calciatore al gioco della squadra milanese non è ancora quello che i dirigenti si aspettavano al momento della scelta di investimento.

Sottotitolo: Il terzino brasiliano rischia la panchina

Titolo?

 

Esercizio 4

Format: email

Target: cittadini della Sardegna

Oggetto: l’email annuncia la disponibilità degli ultimi dati (con il link dedicato) sulla diffusione del fumo e delle patologie connesse. Tra le regioni italiane spicca la Sardegna per l’alto numero di fumatori.

Oggetto?

 

Esercizio 5

Format: banner su un quotidiano sportivo online

Target: professionisti e dirigenti tifosi della squadra di calcio Udinese

Oggetto: è il 1996, e l’Udinese Calcio festeggia i cento anni dalla sua fondazione. La celebrazione prevede un programma di eventi in città durante il fine settimana. Dal banner si atterra su una landing page dove si invitano gli interessati ad iscriversi alla newsletter per essere aggiornati su tutti gli eventi e per ricevere i gadget celebrativi.

Sottotitolo: Tre giorni di festa dedicati a noi.

Titolo?

 

 

Le nostre soluzioni:

Esercizio 1

Escogito ergo sum.

Esercizio 2

#Albacadabra.

La magia di un giorno che inizia.

Esercizio 3

Aspettando Dodò

Esercizio 4

Tutti i dati: Sardegna L’isola dei fumosi

Esercizio 5

Cent’anni di solo Udine

 

 

Riferimenti bibliografici:

– Krug S. (2014) – Don’t make me think. Un approccio di buon senso all’usabilità web e mobile – Tecniche Nuove, Milano, 224 pp.

 Marshall P. & Todd B. (2013) – Google AdWords. La guida definitiva – Hoepli Informatica, Milano, 328 pp.

– Borges J. L. (2004) – L’invenzione della poesia. Le lezioni americane – Mondadori, Milano, 146 pp.

 

 

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PER INTERNET CI PENSA PICASSO

Comunicare sul Web: tra arte e neuromarketing.

Cosa c’entra il pittore spagnolo, morto nel 1973, con la rete Internet, nata nel 1991? Più di quello che possiamo immaginare.

Internet e Picasso(durata del video 2′:44″)

Nelle vostre attività di marketing e comunicazione, siete sicuri di fare un uso corretto dei colori? In particolare, in quelle attività che si possono svolgere attraverso il Web (l’allestimento del sito Internet, dell’e-commerce, di una pagina sui socialnetwork, di una landing page e così via), sapete quanto può essere importante, almeno per non sbagliare, saperli scegliere e abbinare? Il Web, infatti, è un formidabile strumento di comunicazione. E come tutti gli strumenti, è importante capire come può essere utilizzato al meglio per raggiungere i diversi obiettivi aziendali e professionali. Se consideriamo che l’impiego di questo strumento è connesso alla visualizzazione di un display (di diverse dimensioni: dagli schermi di un computer a quelli di uno smartphone), non possiamo sottovalutare il ruolo che possono svolgere i colori. Un ruolo che, chiaramente, è importante in qualsiasi attività di marketing e comunicazione (online e offline), ma lo diventa, soprattutto, quando il “tramite” è uno schermo retroilluminato. In questi ambiti, infatti, la luminosità e il risalto con cui i colori vengono trasmessi e, quindi, interpretati dal nostro sistema visivo, ne fanno un importante veicolo in grado di influenzare la percezione dei messaggi che si intendono comunicare. La loro percezione, infatti, può avere un ruolo determinante con riferimento agli stati emozionali che si intendono (o non si intendono!) suscitare nello “spettatore” e, quindi, all’efficacia dello strumento comunicativo (sito web, landing page, email ecc.).

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Le partite di Coppa

Il Neuromarketing, d’altra parte, ci sta confermando, a livello appunto di neuroscienze, che in “Coppa Comunicazioni” la partita si gioca quasi tutta (addirittura fino al 95%) sul campo di casa delle emozioni. E per capire, senza ombra di dubbio, questi fondamentali principi, validi per qualsiasi attività di comunicazione, quale miglior Maestro di uno dei più importanti e affascinanti pittori del XX Secolo?!? Picasso, infatti, proprio attraverso l’uso dei colori e delle forme, riusciva ad esprimere quelli che erano i propri stati d’animo e, soprattutto, a farli “leggere”, anche con un certo trasporto empatico, allo spettatore delle sue opere. Prendiamo in considerazione i ritratti che il Maestro realizzava per delle modelle con le quali, a volte, veniva ad avere delle relazioni. In particolare facciamo la conoscenza di Marie Therese Walter. Il Maestro realizzò un suo ritratto in un momento in cui la loro relazione andava a gonfie vele, e un altro ritratto quando il loro rapporto si era burrascosamente complicato. Ci basta vedere i due ritratti per capire, ciascuno, a quale situazione è riconducibile:

Internet e Picasso 02

Ecco, dunque, come i colori e le forme impressi nella tela dall’autore riescono a trasmetterci, non solo a livello conscio, degli stati d’animo e a farceli vivere in maniera empatica.

I colori, una volta impressi nella nostra retina non si fermano, ma raggiungono il cervello dove vengono elaborati, catalogati e riconosciuti. Non solo: entrano in relazione anche con il nostro sistema nervoso riprogrammando la nostra emozionalità. (Art Semiology – F. Crepaldi, C. Ligas, Ars Europa Edizioni, 2006)

Ma potremmo anche decidere di alzare la posta e chiederci: perché il toro (che, in fondo, è un animale come noi, anche se meno aggressivo!) si imbestialisce al vedere sventolarsi davanti un mantello rosso?

Internet e Picasso 03

Certo, la presenza di uno strano pupazzo vestito in maniera ridicola non aiuta a calmare gli animi, e tutti i torti non gli si possono dare. Ma, comunque, non è che il toro abbia una particolare antipatia per il rosso. Il fatto è che il rosso è un colore adrenalico e, nel sistema chimico-percettivo degli esseri viventi, può determinare questi effetti. Ci sono, perciò, delle cose che occorre sapere nel momento in cui vogliamo utilizzare dei colori. E non è necessario essere un torero o addirittura un artista per farne un uso corretto. Basta conoscere gli aspetti semantici riconducibili a ciascun colore, in particolare, negli ambiti delle culture occidentali. Come, sappiamo, infatti, cambiando le culture, soprattutto verso i paesi asiatici, i significati associati ad alcuni colori possono essere del tutto diversi.

Da queste considerazioni, possiamo capire che i colori giocano un ruolo importante nel momento in cui li andiamo a impiegare per comunicare l’immagine della nostra attività professionale, della nostra azienda e/o di un nostro prodotto/servizio, in quanto ogni colore ha una sua semiotica e, quindi, delle caratteristiche che si associano maggiormente con i “significati” che intendiamo trasmettere.

Rosso Ferrari?

D’altra parte, vi è mai capitato di navigare su un sito di una banca o di una compagnia di assicurazione i cui il colore dominante era il rosso? Ci sarà un motivo? Certo che c’è. E la risposta sta proprio nella “portata” semantica che distingue ciascun colore dall’altro. Il rosso, infatti, è legato ancestralmente ai concetti di sangue, fuoco, sole ed è un colore che eccita, spaventa, adira, e, stimolando l’attivazione dell’adrenalina attraverso il sistema simpatico, fa aumentare la frequenza del battito cardiaco, la pressione e il ritmo respiratorio. Psicologicamente il rosso richiama l’espressione della forza vitale, del desiderio, dell’energia finalizzata all’azione e alla conquista, rappresenta l’impulso verso l’agire attivo, lo sport, la competizione, la lotta, nonché l’erotismo, la ricerca di intensità di esperienze e di pienezza di vita.

rosso ferrari

Il blu, invece, è legato ai concetti di acqua e cielo, ed è un colore che rasserena, stimolando la disattivazione dell’adrenalina, e trasmette tranquillità, sicurezza, affidabilità. Tale effetto viene utilizzato come stratagemma comunicativo per porre l’emittente in condizione di prestigio e autorevolezza rispetto al destinatario. La relativa famiglia che va dal “navy” all’”alice” viene proprio impiegata, oltre che in ambiti tecnologici e di igiene, proprio per ribadire la serietà, la competenza e l’autorevolezza dell’emittente.

blu dipinto di blu

Tutti i colori, dunque, hanno dei caratteri propri e dei diversi effetti “comunicativi” che possono agire a livello visivo, psicologico e inconscio, in chi li percepisce. Per questo, è molto importante saperli scegliere e abbinare, soprattutto nel momento in cui intendiamo ottenere una completa coerenza tra ciò che vogliamo comunicare e ciò che viene percepito dai destinatari dei nostri messaggi.

Bibliografia di riferimento:

  • Art Semolgy. L’immagine oltre l’arte (fra pubblicità e marketing) – Crepaldi, C. Ligas – Ars Europa Edizioni
  • Design – Anna M. Giannini, T. Marzi, M. P. Viggiano – Giunti
  • Emotional Asset – G. Abbate, U. Ferrero – Casa Editrice Finedit Italia

 

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