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SEI (S)PUNTI SUI SOCIALNETWORK

Fonte: Abruzzo Impresa – Autore: Simone D’Alessandro

Quello che ho capito dei social? Tutto e il contrario di tutto, come nella vita reale!

Negli ultimi cinque anni ho lavorato spesso alla produzione di contenuti per blog e social network. Quelli che si prendono sul serio definirebbero la professione a metà strada tra il “webcopy” e il “web content manager”. Io preferisco, più cautamente, parlare di contenuti adatti a stabilire una relazione duratura (che non significa necessariamente proficua) con i tuoi interlocutori: è un settore troppo giovane perché si possano stabilire leggi immutabili. Conservare un sano scetticismo evita auto-inganni disastrosi. In questo lavoro è impossibile non essere affiancati da esperti (Seo, Sem, Webmaster, Webdesigner) che ne sanno più di me in fatto di tecniche e scorciatoie finalizzate a catturare utenti. Mi rimane, tuttavia, ampio spazio di autonomia quando devo decidere in che modo argomentare, convincere o descrivere un valore, un prodotto, un servizio. Leggendo, poi, i saggi sul tema si scopre che, anche in questo settore, ci si divide sempre in “apocalittici” (Da Morozov a Eco) che criticano aspramente le derive negative degli strumenti; e “integrati” (da Zuckerman a Shirky) che propongono i social come soluzione a tutti i mali. Nel mezzo esistono libri che descrivono chiaramente come stanno le cose. Ultimamente Gianluca Giansante ha pubblicato un libro sulla Comunicazione Politica On-line che appartiene a quest’ultimo universo. Sulla base di quanto vi ho detto, ho elaborato in pillole alcune considerazioni, frutto di pareri personali e rielaborazioni teoriche:

1. “Tutti utilizzano il web, pochi sanno stabilire relazioni”. Chi intende essere visibile sul web deve prima ascoltare e poi (eventualmente) dialogare, cercando di costruire una relazione duratura e a-gerarchica. Un opinione leader vincente sui media tradizionali, sul web è un signor nessuno se costruisce una comunicazione unidirezionale in cui pontifica o non risponde a tutti i commenti (anche i più banali o distruttivi).

2. “Non convertirai nessuno, convincerai chi è già convinto o ti conquisterai la stima degli avversari!”. Se adeguatamente utilizzati, i social fanno in modo che l’avversario non sia demonizzato e sia rispettato per quello che è. Se gli utenti si accorgono della trasparenza e della coerenza, smettono di entrare in conflitto, pur rimanendo delle proprie opinioni. Ovviamente più dialoghi, più è facile che il tuo avversario scovi una contraddizione. Quindi attenzione!

3. “Il social non significa: comunicazione fai da te a costo contenuto, né soluzione a tutto”. Una strategia social ha senso se inserita in un percorso che tenga conto anche del mondo che non è social. Funziona se c’è uno staff dove ognuno sa fare bene una cosa specifica (i tuttologi anche in questo campo falliscono!). Funziona se c’è un badget adeguato. Ma sopratutto non è sempre la soluzione, può essere controproducente.

4. “I contenuti negativi spesso possono trasformarsi in contenuti positivi”. Questo lo dice Gianluca Giansante nel suo libro. Riportandolo al senso comune potremmo dire: “parlatene bene, parlatene male; l’importante è che ne parliate!”. Immaginiamo due persone che iniziano una discussione animata su facebook; se uno dei due ha la pazienza di continuare a spiegare le sue ragioni, acquisirà credibilità e visibilità. Magari nel corso della conversazione si uniranno altre persone che sosterranno l’uno o l’altro. Chi sarà più abile nel costruirsi alleati, avrà la meglio a prescindere dai toni adottati.

5. “La comunicazione sul web si consuma in poche ore”. Ciò che dici sul web la mattina, può essere smentito da altri a mezzogiorno!

6. “Sul web tutti si sentono opinion leader anche quando non conoscono bene ciò di cui parlano”. Questo ha prodotto un incremento di movimenti di protesta a qualsiasi cosa. Tendenza pericolosa che si lega a una crescente sfiducia nei confronti dei “veri esperti” che spesso sono al servizio di istituzioni sempre meno credibili. Cosa si può fare contro chi crede di sapere anche quando non sa niente? Ascoltarlo? Dargli ragione per poi portarlo verso le tue opinioni? Ogni caso è a sé. Bisogna valutare il tempo e l’opportunità. Come quando si stabiliscono relazioni umane autentiche. Discutere con alcune persone per ore può risultare stimolante o essere una perdita di tempo! Ora, mi chiedo: cosa dicono queste pillole? Che il mondo virtuale mostra le stesse contraddizioni e incertezze del mondo reale.

Articolo: Quello che ho capito dei social? Tutto e il contrario di tutto, come nella vita reale (www.abruzzoimpresa.it) clicca qui per andare all’articolo→

 

 

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