stress

STRESS DA NAVIGAZIONE INTERNET

Fonte: Abruzzo Impresa – Autore: Antonio Teti

Internet riesce a comprendere se diventi nervoso mentre navighi

Secondo una sperimentazione è possibile verificare il livello di nervosismo e di agitazione di chi naviga sul Web. Se la ricerca può costituire un elemento utile per migliorare la qualità e la fruibilità dei portali web, è altresì vero che questa ricerca rappresenta un ulteriore tassello per costruzione di un sistema di monitoraggio di aspetti riconducibili alla riservatezza dell’individuo.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista MIS Quarterly1, dal titolo “Inferring Negative” motion from Mouse Cursor Movements”, condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi, sarebbe possibile verificare le reazioni degli individui durante la navigazione nel Web. Sbalorditiva sarebbe la precisione dell’attendibilità della metodologia, pari all’82%. Lo studio si basa sulla verifica dei movimenti del mouse sulle pagine dei portali web visionati. In altri termini, gli utenti che manifestano segni di frustrazione, confusione o turbamenti, hanno la tendenza a spostare il mouse con una precisione minore e con una differente velocità. Quindi non sono analizzate altre caratteristiche, come la cronologia dei siti visitati o la tipologia delle informazioni ricercate, ma semplicemente la modalità di interazione dell’utente con gli strumenti tecnologici. Al contrario di quanto si potrebbe presumere, gli utenti agitati muovono il mouse più lentamente e con un numero di click inferiore. Anche la navigazione tra le pagine web è più apatica. I risultati pubblicati sulla rivista, riguardano tre diverse sperimentazioni.  “Grazie a questa tecnologia, i siti web non saranno più muti” ha affermato Jeff Jenkins, uno dei maggiori autori della ricerca e docente di sistemi informativi alla Brigham Young University, sottolineando che “I siti web possono andare oltre la semplice presentazione di informazioni, ma possono percepire le pulsioni dell’individuo. Possono comprendere non solo la tipologia di informazioni che interessano, ma come queste informazioni sono recepite”. Per condurre questo studio, Jenkins e i suoi colleghi hanno selezionato 65 utenti del portale Amazon Mechanical Turk2, un servizio Internet di crowdsourcing, che consente ai tecnici informatici di coordinare l’utilizzo di intelligence umane per eseguire delle funzioni che attualmente i computer non sono in grado di eseguire. Monitorando il movimento del cursore di ogni utente, i ricercatori hanno scoperto che nel momento in cui si elevava il livello di irritazione, la distanza dei tragitti del mouse e la velocità di spostamento diminuivano progressivamente. Successivamente è stato condotto un ulteriore esperimento. Questa volta hanno coinvolto 126 utenti, impegnati ad effettuare ordini su di un portale di e-commerce. È stato possibile accertare nell’82% dei casi tutti quelli che si erano seccati per un qualsiasi motivo. Il terzo esperimento ha coinvolto altri 80 partecipanti, che hanno interagito con un’applicazione software in cui si richiedeva la personalizzazione di un prodotto. Anche in questo caso si è scoperto che il movimento del cursore era direttamente rispondente alle diverse pulsioni dell’utente e dal livello delle stesse. Jenkins spera che questa sperimentazione possa aiutare gli sviluppatori web a comprendere quali possano essere le problematiche incontrate dagli utenti durante la navigazione sul web e soprattutto cosa può maggiormente infastidire di un sito. “Essere in grado di percepire una risposta emotiva negativa, rende possibile risolvere i punti di criticità del sito oppure offrire un aiuto” ha affermato Jenkins, che ha confermato la sua volontà a proseguire la ricerca anche per quanto concerne l’utilizzo di dispositivi mobili. Dopo gli odori che possono essere annusati via Internet, le lampade che cambiano di colore in funzione dell’attività cerebrale dell’uomo e le braccia bioniche comandate a distanza con un indirizzo IP, non poteva certamente mancare un esperimento sulla possibilità di integrare l’essere umano con l’attuale tecnologia digitale. Se tutto questo può apparire come meravigliosamente tecnologico o apparentemente utile per risolvere i secolari problemi esistenziali dell’individuo, di certo questa sperimentazione offre l’ennesimo spunto di riflessione per la messa al bando di quel poco di privacy che ancora possiamo preservare dalla pervasività delle tecnologie informatiche. I prossimi aerei militari di sesta generazione voleranno senza pilota, ma potranno essere collegati ad esso grazie all’utilizzo di sistemi di pilotaggio cerebrale. Forse un giorno noi saremo in grado persino di smettere di lavorare, affidandoci a sistemi cibernetici e infrastrutture ad intelligenza artificiale avanzata per mandare avanti l’intero pianeta. Ma se tutto ciò dovesse mettere in discussione la sicurezza delle nostre informazioni e la riservatezza delle stesse, ritengo sia un gioco che non vale la candela. Le innovazioni vanno avanti e bisogna affrontarle in qualche modo. Attendiamo gli eventi, nella speranza che ai massimi decisori rimanga sempre quel briciolo di consapevolezza dell’importanza assoluta della garanzia della riservatezza di ciò che del nostro essere riteniamo inviolabile.

Articolo: Internet riesce a comprendere se diventi nervoso mentre navighi (www.abruzzoimpresa.it) clicca qui per andare all’articolo→

 

 

Licenza Creative Commons

I contenuti del sito www.bluexplore.it sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

Protected by Copyscape

 

0 commenti

Lascia un Commento

Want to join the discussion?
Feel free to contribute!

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *