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AZIENDE E INTERNET: L’EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Imprese, formazione, Facebook & Co.

Sono quasi dieci anni che collaboro stabilmente con un’agenzia di comunicazione di Pescara, la Ludago, fondata nel 2000 da Luigi D’Agostino. Al suo interno ho un mio ufficio e, spesso, mi capita di accogliere i principali clienti con i quali gestiamo progetti di marketing e comunicazione. Da alcuni anni, sempre più imprenditori e responsabili aziendali, nell’esprimere le loro esigenze, fanno un continuo riferimento all’impiego dei socialnetwork e, in particolare, di Facebook. Personalmente, nelle riunioni per definire le strategie dell’agenzia, ho sempre espresso le mie perplessità relativamente all’ipotesi di assumere “in toto” (o quasi) la gestione, sui social media, delle pagine aziendali dei clienti. Seppur contro gli interessi dell’agenzia e, quindi, contro anche i miei, non posso, infatti, smentire la mia esperienza e la mission stessa del marketing che cerco sempre di trasmettere ai clienti.

consulenza marketing

Il vero marketing, infatti, consiste nello studio, nella ricerca dei metodi e degli strumenti aziendali in grado di permettere un miglioramento continuo della redditività, garantendo, quindi, un futuro alla propria attività; strumenti e metodi che devono essere indagati cercando sempre di costruire e trasferire ai clienti, attraverso prodotti e servizi, un valore reale e riconosciuto. E se fossi proprio io il primo a non seguire questa strada, non riuscirei più a dedicare, con la stessa passione e la stessa volontà di crescita, tante ore al mio lavoro. Ma, soprattutto, quanto potrei essere credibile nelle mie attività di consulenza? Perciò, per onestà intellettuale e per problemi di coscienza, non posso far finta di dimenticare delle opinioni che, con diverse esperienze, ho maturato relativamente alla gestione di pagine aziendali sui socialnetwork.

Tutti i giorni, tutto il giorno

Innanzitutto, affinchè l’utilizzo di una pagina aziendale, su di un socialnetwork, sia in grado di iniziare a generare dei risultati di ritorno, è necessario gestirla in maniera continua, quotidiana. Per attrarre l’attenzione dei potenziali clienti, per cercare di comunicare i valori della propria attività e della propria offerta di prodotti e servizi, occorre essere presenti, in maniera costante, con dei “contenuti”, pubblicando non solo i riferimenti delle proprie proposte commerciali, ma anche, e forse soprattutto, informazioni, notizie, approfondimenti, inerenti il proprio settore, la propria specializzazione, i propri mercati e così via. E tali contenuti devono essere di qualità, quindi occorre studiarli e scriverli in maniera appropriata, selezionare delle fonti attendibili, verificare le notizie, indagare le innovazioni ecc. Inoltre, occorre essere sempre pronti e tempestivi per rispondere a eventuali commenti, richieste di informazioni, recensioni e alle altre possibili forme di interazione, utili anche per ascoltare i propri clienti, cogliere nuove esigenze e tendenze. Non si può, ad esempio, aprire una pagina aziendale su Facebook, fare delle campagne sponsorizzate, quindi portare potenziali clienti sulla propria pagina, per poi accoglierli con, in bella vista, delle recensioni come il caso che vi mostro:

Facebook

Avere una pagina aziendale su di un socialnetwork, dunque, significa avere del tempo e delle risorse da dedicargli, e svolgere delle attività che, per essere efficaci, richiedono una conoscenza del settore di appartenenza che solo chi ci lavora giorno per giorno può avere. A parte per alcune particolari expertise (in quei settori in cui si lavora più frequentemente), all’interno di un’agenzia di comunicazione di piccole dimensioni non si può avere il personale in grado di “muoversi” con competenza nei diversi mercati di tutti i possibili clienti, a meno che, di questi, non se ne abbiano davvero pochi. E anche nel caso in cui ci fossero tali competenze, per tutto il tempo e l’impegno necessari per gestire la pagina “social” del cliente, tale servizio quanto dovrebbe essere pagato per soddisfare entrambi? Inoltre, se gran parte di questa gestione venisse messa nelle mani di un’agenzia, una volta che il rapporto di collaborazione dovesse terminare (e prima o poi accade sempre), di tutti i soldi spesi mensilmente per pagare il servizio e di tutta l’esperienza fatta con la pagina “social” cosa resterebbe all’azienda? Può essere, questa, un’ipotesi strategica accettabile, soprattutto se consideriamo che il ruolo di questi canali legati al Web sembra essere sempre più caratterizzante il futuro delle aziende?

dna

Buonasera Signor Darwin

Per questi motivi ritengo che, negli ambiti del Social Media Marketing e, in generale, del Web Marketing, il ruolo di un’agenzia di comunicazione, per il bene del cliente (e, quindi, per il bene della stessa agenzia), deve essere impostato su altre basi. Innanzitutto, l’azienda deve avere al suo interno una risorsa a cui assegnare la responsabilità e, soprattutto, il tempo (e un budget minimo) per gestire tali attività. L’agenzia si assume il compito di formare la risorsa e di elaborare le soluzioni creative (visual e copywriting) per allestire la pagina e per le specifiche iniziative (post sponsorizzati, landing page, eventi virtuali ecc.). In questo modo, con il passare del tempo, il rapporto tra l’agenzia di comunicazione e il cliente esprime le capacità per arricchire il DNA, e quindi le possibilità di sopravvivenza, di entrambi. Da un lato, infatti, l’agenzia può destinare tutte le energie in quelle attività, come la creatività e la consulenza strategica, che caratterizzano e valorizzano il suo ruolo; dall’altro, la risorsa aziendale diventa sempre più autonoma nelle specifiche responsabilità gestionali; e, soprattutto, l’azienda sviluppa al suo interno una competenza importante per poter guardare con maggiore serenità e fiducia al suo futuro.

 

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GLI STRUMENTI WEB PER LE AZIENDE

Fonte: My.Marketing.Net

Un marketing social-centrico

Gli strumenti di marketing più efficaci per le imprese? Sito web aziendale, public relation, seo e sem, pubblicità online ed email marketing; sotto le attese invece in termini di ROI e vengono poco utilizzati il mobile marketing, gli eventi on line e i video marketing. A certificarlo è la quinta edizione dell’Osservatorio sul Marketing presentato al BtoB Marketing Forum, il principale evento in Italia dedicato ai professionisti del mondo B2B promosso da CRIBIS D&B, daAISM – Associazione Italiana Sviluppo Marketing, e daMagNews.

Il budget destinato al marketing aziendale, secondo gli intervistati, crescerà del 61% nei prossimi due o tre anni, per il 20% rimarrà invariato, per il 3% diminuirà, il 16% non ne ha idea. I maggiori investimenti delle aziende in fatto di marketing saranno destinati, nel prossimo biennio, al sito aziendale (per il 59% degli intervistati), al web marketing (per il 58%), alla pubblicità on line (per il 56%), ai social media (per il 55%), al Seo e Sem (per il 54%). Poco budget verrà destinato invece alla pubblicità (escluso on line), alle fiere, al direct marketing tradizionale e al telemarketing, attività ritenute dalle aziende poco strategiche per il proprio business. Risposte che fanno emergere chiaramente una sempre maggiore importanza degli strumenti digitali nel canale B2B da parte delle imprese italiane.

Entrando nel dettaglio dell’Osservatorio, il 50% dei professionisti del BtoB ha come priorità il miglioramento del processo di acquisizione di clienti, il 33% la brand awareness e la crescita e penetrazione del mercato, il 26% lo sviluppo di nuovi canali di comunicazione. Per i prossimi tre anni le tematiche che stanno riscuotendo maggiore interesse sono il lead management (per il 32% degli intervistati), il content marketing (per il 29%) e i social media, una priorità quest’ultima che ha attirato l’interesse del 26% degli esperti. Stando alla ricerca, se spostiamo lo sguardo sulle metriche attraverso le quali gli intervistati sono valutati, il 55% ha risposto l’acquisizione di nuovi clienti, il 47% la crescita dei ricavi, il 28% la brand awareness, il 27% l’innovazione, il 26% il ROI e il 25% la fidelizzazione dei clienti. Ma quali sono invece gli strumenti più efficaci per avere informazioni su clienti e prospect? La maggior parte, il 66%, ha risposto la forza vendita, il 48% le banche esterne. Poi arrivano i social network, tra questi, il più utilizzato, nel 39% dei casi, è Linkedin, seguono Facebook con l’11%, solo il 6% per Google +.

 

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Il 43% degli intervistati ha invece affermato che la propria azienda non ha grandi capacità di integrare e distribuire informazioni sui clienti all’interno del proprio team di lavoro, l’8% invece che non c’è una buona pratica per trasferire le informazioni esterne all’interno dell’organizzazione. Solo l’11% ritiene che questo processo aziendale funzioni correttamente.
L’analisi ha preso in esame anche le skill che bisogna avere per avere successo nei prossimi anni. Per il 54% dei rispondenti saranno fondamentali le capacità analitiche, per il 50% il digital, per il 46% le capacità commerciali, per il 45% le tecnologie e i processi. Solo il 26% invece punta sulla leadership. Per quanto concerne i principali problemi da affrontare nella gestione delle informazioni sui clienti e prospect, il 68% ha segnalato l’aggiornamento/monitoraggio delle informazioni nel tempo, il 48% ha indicato la mancanza di informazioni sufficienti per una corretta qualificazione, il 32% invece il supporto tecnologico inadeguato e la normalizzazione delle informazioni strategiche. Un altro aspetto preso in esame è quello della strategia di email marketing, che per il 64% degli intervistati aumenta la lead generation, per il 50% aumenta le opportunità di vendita, per il 36% ha invece l’obiettivo di rafforzare la lead nurturing. L’analisi presentata questa mattina ha anche chiesto agli intervistati con quale frequenza inviano DEM e/o Newsletter ai propri clienti e prospect. Il 38% ha affermato una volta al mese, il 24% meno di una volta al mese, il 20% settimanalmente, l’1% quotidianamente, l’8% mai.

“Nonostante segmento B2B il marketing abbia ancora principalmente una funzione legata alle attività di comunicazione” afferma Fabio Lazzarini, direttore marketing di CRIBIS D&B, “confermiamo l’importanza delle attività commerciali per la valutazione dei risultati. Infatti un buon marketer B2B viene valutato prima di tutto in base all’acquisizione di nuovi clienti (60%). A seguire i principali parametri di misurazione sono il ROI (48%) e la brand awareness. Rispetto alle conclusioni emerse dall’Osservatorio 2015, abbiamo però visto calare l’importanza della crescita dei ricavi di una azienda, una metrica ritenuta strategica dal 29% dei nostri intervistati, contro l’oltre 40% dello scorso anno. Confermiamo l’interesse crescente da parte delle aziende verso i canali social, gli strumenti digital e la pubblicità on line” conclude Lazzarini.
“I marketer esprimono una conferma in termini di interesse per gli strumenti di marketing analytics” aggiunge Giulia Zaia, Segretario Generale AISM. “Sentono la necessità di misurare e quantificare le azioni messe in campo al fine di conoscere meglio il proprio cliente e l‘evoluzione del mercato in cui si inseriscono. Questo approccio consente al marketing di proseguire sulla strada di integrazione e sinergia con l’area commerciale e continuare ad essere strategico per l’evoluzione della propria azienda”.

 

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Articolo: Un marketing socia-centrico (My.Marketing.Net) clicca qui per andare all’articolo→

 

 

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SEI (S)PUNTI SUI SOCIALNETWORK

Fonte: Abruzzo Impresa – Autore: Simone D’Alessandro

Quello che ho capito dei social? Tutto e il contrario di tutto, come nella vita reale!

Negli ultimi cinque anni ho lavorato spesso alla produzione di contenuti per blog e social network. Quelli che si prendono sul serio definirebbero la professione a metà strada tra il “webcopy” e il “web content manager”. Io preferisco, più cautamente, parlare di contenuti adatti a stabilire una relazione duratura (che non significa necessariamente proficua) con i tuoi interlocutori: è un settore troppo giovane perché si possano stabilire leggi immutabili. Conservare un sano scetticismo evita auto-inganni disastrosi. In questo lavoro è impossibile non essere affiancati da esperti (Seo, Sem, Webmaster, Webdesigner) che ne sanno più di me in fatto di tecniche e scorciatoie finalizzate a catturare utenti. Mi rimane, tuttavia, ampio spazio di autonomia quando devo decidere in che modo argomentare, convincere o descrivere un valore, un prodotto, un servizio. Leggendo, poi, i saggi sul tema si scopre che, anche in questo settore, ci si divide sempre in “apocalittici” (Da Morozov a Eco) che criticano aspramente le derive negative degli strumenti; e “integrati” (da Zuckerman a Shirky) che propongono i social come soluzione a tutti i mali. Nel mezzo esistono libri che descrivono chiaramente come stanno le cose. Ultimamente Gianluca Giansante ha pubblicato un libro sulla Comunicazione Politica On-line che appartiene a quest’ultimo universo. Sulla base di quanto vi ho detto, ho elaborato in pillole alcune considerazioni, frutto di pareri personali e rielaborazioni teoriche:

1. “Tutti utilizzano il web, pochi sanno stabilire relazioni”. Chi intende essere visibile sul web deve prima ascoltare e poi (eventualmente) dialogare, cercando di costruire una relazione duratura e a-gerarchica. Un opinione leader vincente sui media tradizionali, sul web è un signor nessuno se costruisce una comunicazione unidirezionale in cui pontifica o non risponde a tutti i commenti (anche i più banali o distruttivi).

2. “Non convertirai nessuno, convincerai chi è già convinto o ti conquisterai la stima degli avversari!”. Se adeguatamente utilizzati, i social fanno in modo che l’avversario non sia demonizzato e sia rispettato per quello che è. Se gli utenti si accorgono della trasparenza e della coerenza, smettono di entrare in conflitto, pur rimanendo delle proprie opinioni. Ovviamente più dialoghi, più è facile che il tuo avversario scovi una contraddizione. Quindi attenzione!

3. “Il social non significa: comunicazione fai da te a costo contenuto, né soluzione a tutto”. Una strategia social ha senso se inserita in un percorso che tenga conto anche del mondo che non è social. Funziona se c’è uno staff dove ognuno sa fare bene una cosa specifica (i tuttologi anche in questo campo falliscono!). Funziona se c’è un badget adeguato. Ma sopratutto non è sempre la soluzione, può essere controproducente.

4. “I contenuti negativi spesso possono trasformarsi in contenuti positivi”. Questo lo dice Gianluca Giansante nel suo libro. Riportandolo al senso comune potremmo dire: “parlatene bene, parlatene male; l’importante è che ne parliate!”. Immaginiamo due persone che iniziano una discussione animata su facebook; se uno dei due ha la pazienza di continuare a spiegare le sue ragioni, acquisirà credibilità e visibilità. Magari nel corso della conversazione si uniranno altre persone che sosterranno l’uno o l’altro. Chi sarà più abile nel costruirsi alleati, avrà la meglio a prescindere dai toni adottati.

5. “La comunicazione sul web si consuma in poche ore”. Ciò che dici sul web la mattina, può essere smentito da altri a mezzogiorno!

6. “Sul web tutti si sentono opinion leader anche quando non conoscono bene ciò di cui parlano”. Questo ha prodotto un incremento di movimenti di protesta a qualsiasi cosa. Tendenza pericolosa che si lega a una crescente sfiducia nei confronti dei “veri esperti” che spesso sono al servizio di istituzioni sempre meno credibili. Cosa si può fare contro chi crede di sapere anche quando non sa niente? Ascoltarlo? Dargli ragione per poi portarlo verso le tue opinioni? Ogni caso è a sé. Bisogna valutare il tempo e l’opportunità. Come quando si stabiliscono relazioni umane autentiche. Discutere con alcune persone per ore può risultare stimolante o essere una perdita di tempo! Ora, mi chiedo: cosa dicono queste pillole? Che il mondo virtuale mostra le stesse contraddizioni e incertezze del mondo reale.

Articolo: Quello che ho capito dei social? Tutto e il contrario di tutto, come nella vita reale (www.abruzzoimpresa.it) clicca qui per andare all’articolo→

 

 

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